Al servizio della formazione e del lavoro

PassaParola cambia pelle e volto. Da periodico storicamente orientato al sociale e al tempo libero, che per oltre 20 anni ha rappresentato l’eccellenza nel campo del free press dell’isola, ora propone la sua veste on line per la formazione, il lavoro e l’informazione mirata a qualificare la prima e sollecitare il secondo.

Della formazione, nel bene e nel male, vediamo da anni scorrere sempre i titoli di coda, attraverso i quali i risultati in termini occupazionali tardano a dare quanto annunciato sulle locandine promozionali.

Eppure formazione e lavoro dovrebbero essere strettamente correlati. È dagli anni Ottanta che si dibatte sull’esigenza di formare nuove classi operaie e dirigenti attraverso una buona formazione, che pure ha goduto di cospicue risorse messe a disposizione da Regione, Governo centrale e Unione europea. E alle tante voci che hanno chiesto i numeri reali per comprenderne l’efficacia non sempre sono state risposte complete. Lasciando eternamente vivo il quesito: a cosa serve la formazione?

Messe da parte le critiche più feroci, secondo le quali l’apparato della formazione nell’isola serve solo a perpetuare in vita le agenzia formative, e senza rincorrere disboscamenti radicali del settore, si dovrebbe puntare su elementi di discontinuità per dimostrare invece che la preparazione dei giovani (eternamente disamorati del ruolo e delle risposte della scuola pubblica) è necessaria, anzi fondamentale per il loro inserimento nel mondo del lavoro e per confermare la utile permanenza nei cicli produttivi dei colleghi più adulti, quanto la rete idrica è utile all’acqua.

Se la rete idrica è inadeguata, o peggio ancora è caratterizzata da mille falle, l’acqua si disperde in mare, dissolvendo tutte le sue potenzialità di contribuire alla produttività e alla crescita stessa della vita.

Aziende, imprese, professionisti privi di formazione adeguata non sono in grado di competere con il mondo globale nei ristrettissimi tempi che esso impone ma devono possedere consapevolezza che il trasferimento delle «competenze» specifiche di ogni professione non può ridursi alla semplice trasmissione del sapere secondo la filosofia accademica che pone gli allievi dall’altro lato della cattedra, imponendo fonti e percorsi noti al docente, spesso cieco e sordo davanti alla spinta creativa, innovativa e irregolare dei ragazzi. La formazione è il «saper fare» secondo quanto aziende e imprenditori richiedono: un «fare» non sempre in linea con l’ignoranza della burocrazia.

Noi crediamo e puntiamo invece proprio sulle capacità del mondo «reale» di forgiare i suoi modelli secondo le esigenze dei mercati e del consumo. Perché siamo certi della capacità di propulsione giovanile nell’inventare nuovi percorsi o sfruttarne meglio dei vecchi. Così come siamo convinti che ogni uomo – o donna – nella propria esistenza possa essere arbitro di se stesso, cimentandosi in professioni e mestieri anche totalmente dissimili tra loro. Non scrivere le regole – soprattutto da parte di chi si trincera dietro l’alibi di numeri e item incomprensibili alla massa – forse può rappresentare una svolta. Forse. E siccome non costa nulla, ci vogliamo provare.

In questa ottica metteremo a disposizione i nostri spazi per il confronto, per ospitare proposte innovative, progetti e anche i sogni di giovani e meno giovani alla ricerca di un lavoro, che sia esso il primo, il secondo o l’ultimo della propria esistenza. Tutti devono avere opportunità di esprimersi sull’argomento, nel rispetto della buona educazione e sintesi: senza paludamenti o posizioni di comodo.

Utilizzando la forza del web, alimenteremo i processi di confronto facilitando anche l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Mettendo in vetrina chi il lavoro lo cerca e chi il lavoro lo offre, nel rispetto della massima privacy.

Sappiamo di intraprendere un cammino lungo e difficile. Ma siamo certi che quel pizzico di follia necessario per dare una spallata alla staticità del sistema sia un vestito che ci portiamo cucito addosso. E che ci consentirà di proporre iniziative al di fuori dagli schemi: con l’obiettivo primario di non restare strangolati dalle maledette pastoie burocratiche che ogni giorno avvelenano il pozzo delle iniziative.

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